La partita di Misha
Misha si chiama così per un motivo. Mikhail Tal, campione del mondo nel 1960, per gli amici Misha: uno che vinceva sacrificando pezzi. Stanotte gli abbiamo chiesto di onorare il nome, e gli abbiamo dato il compito più difficile che ci veniva in mente: ricostruire una fotografia di cronaca in bianco e nero degli anni Settanta. Un giocatore chino sulla scacchiera, la sigaretta a mezz'aria, il pubblico sfocato dietro le spalle e i pezzi enormi e fuori fuoco davanti all'obiettivo. Solo con i menu, senza scrivere niente a mano, e senza mai nominare nessuno. ♟️
Trentacinque campi compilati, zero conflitti segnalati, brief servito. Ma usare davvero una cosa resta l'unico modo per vederne certi dettagli, e ne sono usciti tre. Sistemati tutti e tre stanotte.
Le rughe. I modelli le aggiungono dove non ci sono, è un loro vizio antico, e finora non c'era modo di dirglielo. Il punto è che il blocco finale che accompagna ogni brief gliele ordinava: c'era scritto "fine wrinkles", rughe sottili, in ogni singolo brief uscito da qui. Adesso dice un'altra cosa: riproduci la pelle della tua reference, stessi pori, stessi segni, stesso grado di levigatezza e di età, e nient'altro oltre a quello che la reference mostra. Funziona nei due versi opposti, non ne aggiunge a chi non ne ha e non ne toglie a chi ce le ha. Stesso trattamento per le iridi e per l'attaccatura dei capelli, che erano le due strade maestre per perdere la somiglianza.
Nello stesso blocco c'era un ordine che non gli apparteneva: una correzione colore cinematografica, imposta a tutti. Se sceglievi "nessuna correzione, come scattato", il brief usciva dicendo due cose diverse nella stessa pagina. Adesso il colore lo decidi tu e amen.
L'inquadratura. Sceglievi la composizione e l'app ti riscriveva sopra la pellicola, il diaframma e l'obiettivo che avevi messo a mano. Non te lo diceva, lo faceva e basta. Adesso quello che hai scelto tu resta dov'è, e se il preset voleva un diaframma diverso dal tuo si allinea al tuo invece di contraddirlo. Una foto, un obiettivo, un'apertura.
E poi abbiamo tolto roba. Sono sparite le due caselle che ti chiedevano il nome di un fotografo famoso o di un regista famoso. Il ragionamento è corto: un fotografo non ha bisogno di Misha. Chi sa già cosa significa "stile Avedon" sa già scrivere il brief da solo, quindi quel menu parlava a chiunque tranne che a te. E ce n'è uno tecnico, più cattivo: un nome celebre non aggiunge un dettaglio, prende il comando. Quando prende, si porta dietro colori, contrasto e perfino il modo in cui viene reso un volto, e passa sopra le scelte precise che avevi appena finito di fare. Centoventi righe di codice in meno, e nessuna funzione persa: chi vuole un nome se lo aggiunge al brief in due secondi.
I ventuno brief di esempio della pagina Prova parlano già la lingua nuova, riscritti uno per uno. Il resto è una cosa che a Tal sarebbe piaciuta: si vince anche togliendo pezzi dalla scacchiera. Stanotte ne abbiamo sacrificati due, e l'app è più piccola e più precisa di ieri. ♟️
